Con le nostre scuse informiamo che il libro, presentato in questo blog nel post del 10 marzo, effettivamente è disponibile e in vendita (per richiederlo basta inviare una mail).
Per una serie di contrattempi e impegni purtroppo non siamo ancora riusciti a organizzare una presentazione e un lancio, con tutto quello che di solito segue (recensioni, critiche ecc.ecc.).
Speriamo di riuscirci prima dell'estate.
EM
domenica 20 maggio 2012
nuova uscita: Danni collaterali
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sabato 10 marzo 2012
ANTICIPAZIONE: uscita imminente
Michele Speranza
Danni collaterali
Roadkill
Presentazione di Luca Vitali
Prima tiratura limitata a 500 copie
pp. 72, di cui 32 pp. a colori
Formato: 17 x 24 cm,
Collana: altrismo, 01
Uscita: marzo 2012
È una strage di proporzioni immense, che ogni giorno si ripete su tutte le strade del mondo - ma anche e soprattutto sotto gli occhi di ciascuno di noi, quando viaggiamo in macchina. Se ne parla poco, i dati sono sconosciuti. L'argomento viene affrontato da studi ambientali, convegni e pubblicazioni scientifiche e documentarie, ma quasi esclusivamente all'estero.
L'autore, partendo dalla sua decisione di fotografare gli animali investiti che incontrava viaggiando in macchina, ha tentato per la prima volta di riflettere su un fenomeno che dalla maggior parte di noi viene totalmente rimosso, affrontando i diversi aspetti di un'indagine ambientale che è anche sociale e culturale. La scarna documentazione fotografica che propone si arricchisce delle riflessioni ed emozioni vissute sul campo: testo e immagini arrivano così a integrarsi per svelare, in maniera pacata e misurata, una realtà drammatica quanto quotidiana.
Un libro impressionante e di forte impatto, ma anche lieve: le immagini degli animali uccisi creano un violento impatto emotivo su cui il testo si innesta con naturale delicatezza. Il calmo e compassionevole ragionare, spinge il lettore ad aprire un proprio dialogo interno, affrontando rimozione e disagio, paura e dolore, pacificando quel lutto per il mondo selvatico che tutti noi, più o meno consapevolmente, ci portiamo dentro.
dalla "Premessa dell'autore":
...
Mentre guidavo ho visto in mezzo alla strada un animale investito. Pensare che era vero, verissimo, anche se scappava ai miei occhi come le immagini viste dai finestrini in corsa, mi ha in qualche maniera fatto sentire chiamato e, questa volta, con una forza diversa. Forse perché il soggetto era così evidentemente doloroso non ho potuto tirare diritto. Il richiamo del corpo ucciso, della vittima presente, era infinitamente più forte. Fermarmi ha significato fermare il mio correre e incontrare in un incontro impossibile gli animali che erano lì, abbandonati, ignorati, morti da poco. Non fuggivano, non si muovevano.
Naturalmente anche prima provavo pena per quei corpi straziati, ma non mi ero mai fermato, non ero sceso, non avevo fatto nulla, limitandomi a sterzare per aggirarli e inviare loro un pensiero di cordoglio. È stata la macchina fotografica, all'improvviso, che ha cambiato la situazione: se da un lato faceva di me un inviato, impegnato a ritrarre come reportage la propria vita, dall'altro mi ha costretto ad agire. Credo sia un impulso istantaneo: date a una persona una macchina fotografica, mettetela davanti a un evento per lei significativo, che la emoziona, e automaticamente, proprio per scaricare e sottolineare questa tensione emotiva, alzerà la mano per inquadrare e scattare. Lo fanno tutti, ormai, con i cellulari, ogni giorno ne vediamo innumerevoli casi: "questo voglio ricordarlo, questo voglio farlo vedere", sono due pensieri che stanno alla base di qualsiasi fotografia. Fermare per ricordare e mostrare. È stata la macchina fotografica lo strumento che mi ha dato la forza di frenare la prima volta, e poi tutte le altre. Senza, e me ne accorgo solo ora mentre rifletto scrivendo queste note, non mi sono mai fermato, nemmeno dopo.
Michele Speranza è nato a Napoli nel 1969. Ha studiato e lavorato nella comunicazione e nel marketing. Vive in Mugello da più di dieci anni, cercando di fare il contadino. Questo è il suo primo libro.
recensioni
Cartaresistente 23/10/2012
Troglotribe su «Terranuova» 2-2013
«D-blog: zoelagatta» di Macri Puricelli, 7-2013
Presentato ad Apimell: UrBees, progetto di apicoltura urbana
Progetto UrBees
"La nostra rivoluzione"
Una rapida introduzione all'Apicoltura urbana e al progetto UrBees
a cura di Antonio Barletta
formato 33 x 11 cm
18 pp non numerate
Collana: opuscoli
Prezzo: non indicato
Uscita: Apimell, 2 marzo 2012
Con questa pubblicazione Edizioni Montaonda dimostra che nel campo dell'apicoltura non vuole limitarsi a tradurre i classici di Padre Adam.
Nello stesso tempo questo "libretto a fisarmonica" apre una nuova serie di pubblicazioni, gli Opuscoli, concepite per essere aggiornate fino alla novità del giorno prima - nello stesso tempo economiche, di rapida lettura e facile diffusione.
Antonio Barletta, è il giovane e intraprendente promotore di UrBees, un progetto pilota nato a Torino per sviluppare e incentivare l'apicoltura urbana. Ci ha contattati per chiederci di aiutarlo a promuovere la sua iniziativa. Ci siano incontrati, ed è nato questo opuscolo, informativo e propositivo, ricco di idee ed energie pronte per essere allevate e cresciute. Sperando che il contagio si diffonda.
Cos'è l'apicoltura urbana?
L'apicoltura urbana, nel giro di pochissimi anni è dilagata in tutte le grandi città del mondo, New York, Londra, Parigi, Tokyo, Hong Kong, e sta contagiando migliaia e migliaia di cittadini sensibili all'ambiente, desiderosi di attuare in proprio forme di resistenza all'industrializzazione del ciclo agroalimentare. La pratica apistica viene insegnata in corsi e praticata in gruppo diventa un divertente aggregante sociale; piace ai banbini che si appassionano per il mondo di questi insetti industriosi, diventa una moda e una tendenza. Grandi marchi e firme sponsorizzano l'installazione di alveari sui proprio tetti (per es. Vuitton a Parigi). Si era mai vista
prima una moda che crea un prodotto al 100% ecosostenibile e per di più sviluppa nuove chance per la biodiversità e la sopravvivenza del mondo animale e vegetale?
Contatti
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lunedì 27 febbraio 2012
NOVITA' - presentazione in anteprima: APIMELL 2-4 marzo 2012, stand n.108
Padre Adam
La selezione delle api
Il miglioramento genetico nell'esperienza
del padre dell'ape Buckfast
pp. 172, con tavole e fotografie in b/n
Collana: Apilogia 02
Formato: 15 x 21 cm
Prezzo € 15.-
Acquistalo subito con paypal: clicca qui!
uscita: 2 marzo 2012
A un anno dalla pubblicazione di Apicoltura all'abbazia di Buckfast, salutata con entusiasmo da apicoltori ed esperti, Edizioni Montaonda propone ora l'opera forse più importante, dal punto di vista tecnico, del grande apicoltore.
In questo libro, pubblicato nel 1983 e continuamente ristampato, Padre Adam affronta uno dei problemi cruciali per ogni allevatore: la selezione genetica e la fecondazione delle regine.
Questo momento è determinante per definire il carattere, le qualità e le prestazioni delle api.
Quali sono le basi pratiche per la selezione delle regine? Padre Adam, in questo libro nato dalla sua lunghissima esperienza, affronta la questione dalle radici.
Nella prima parte del libro spiega, sulla base delle leggi di Mendel, il particolare funzionamento della genetica nell'ape; nella seconda parte descrive quali siano le possibilità pratiche di intervento sulle sue caratteristiche; nella terza parte descrive razza per razza le caratteristiche di utilità e di svantaggio per l'apicoltore, suggerendo incroci e risultati per un miglioramento costante e duraturo.
«Le nostre indagini ci hanno dato informazioni affidabili sul valore che ogni singola razza e ogni varietà locale hanno per la selezione, sulla relazione genetica esistente tra i diversi gruppi di razze, sugli aspetti morfologici e fisiologici che le contraddistinguono e sulla misura della loro variabilità. Per tali decisivi dettagli prima avevamo un interesse superficiale o del tutto inesistente. Eppure solo questa precisa conoscenza può essere la base per creare incroci o una selezione per combinazione che siano affidabili.»
«Sono pochi gli apicoltori in grado di praticare una selezione in purezza: il maggior numero deve ricorrere ad accoppiamenti misti o a incroci, e in certa misura a incroci tra razze, che se ne accorgano o meno. Questi accoppiamenti d'incrocio tra individui della stessa razza o di razze differenti sono per lo più, se non esclusivamente, incroci casuali. Per un efficace studio delle razze, tuttavia, è imprescindibile una precisa conoscenza delle loro origini, eccetto quando si tratti di fare dei semplici incroci di utilità. Eppure selezionare da riproduttrici sicure e fare accoppiamenti in isolamento può fornire all'apicoltore, senza dover affrontare grandi spese, tutti i vantaggi pratici ed economici di una varietà pura sviluppata con grande spesa e fatica da uno specialista.»
Il monaco benedettino Padre Adam (Karl Kehrle, nato a Mittelbiberach, in Germania, nel 1898 e morto nel 1996 a Buckfast, in Inghilterra), è stato il selezionatore dell’ape Buckfast, varietà apprezzata e impiegata ovunque. Oggi viene riconosciuto universalmente come il capostipite dell’apicoltura moderna. Inviato all’abbazia di Buckfast all’età di undici anni dalla madre per problemi di salute, iniziò a lavorare con le api nel 1915. Si trovò a fronteggiare l’epidemia di acariosi che nel 1916 sterminò l’ape britannica, e la superò facendo ricorso all’ape italiana. Da questa esperienza nacque nel 1917 l’ape Buckfast.
Nel 1925 creò la stazione d’accoppiamento di Dartmoor dove, nel corso dei decenni, studiò le api che durante i suoi viaggi raccoglieva in Europa, Medio Oriente e Africa. Premiato con i massimi riconoscimenti per la sua attività scientifica e di ricerca, Padre Adam è stato autore di studi fondamentali per l’apistica moderna. Ha lavorato con le sue api fino all’età di novantatre anni.
Presentazione
di Pietro Maggiorelli
Quest’opera, che si presenta nell'originale con il modesto sottotitolo di "un contributo alla scienza della selezione genetica", ha avuto e continua ad avere un grande valore dal punto di vista scientifico e pratico, ed è senza dubbio l'opera più importante di Padre Adam, una sorta di summa teorico-pratica del suo lavoro. Sicuramente costituisce un libro unico nel suo genere, in particolare per il suo raro valore storico e didattico. Anche a trent'anni dalla prima pubblicazione resta utilissimo all'apicoltore, e rappresenta un esempio eccellente di divulgazione pratica saldamente radicata su basi scientifiche.
La nostra speranza, presentando la traduzione italiana di questo secondo volume di Padre Adam a un anno di distanza dal suo Apicoltura all'abbazia di Buckfast, è che possa continuare ad avere valore anche nel prossimo futuro, continuando a stimolare l'intelligenza e l'osservazione metodica su questioni nuove ed attuali: per esempio offrendo agli apicoltori nuove basi per affrontare con la selezione un problema urgente come la varroa. Ma anche semplicemente invitando l'apicoltore ad avere sempre maggiore consapevolezza e conoscenza delle api con cui lavora, che è poi quanto lo stesso Padre Adam continuava a raccomandare.
Anche se quello che verrà ricordato come il più importante apicoltore del Novecento si dimostra un campione insuperato nello sfruttamento dei patrimoni genetici che la Natura ha messo a nostra disposizione, non di meno Padre Adam lascia aperte o appena accennate questioni di grande rilievo. Brevissimo e insufficiente spazio troviamo dedicato alla ben difficile sfida della difesa dall’erosione dei patrimoni genetici naturali. Certo, a suo tempo il problema era meno urgente; ma egli si accontenta di segnalarlo e lasciarlo, per così dire, da affrontare e risolvere ai suoi successori.
Un'altra critica che gli si potrebbe muovere è che in riferimento alle importazioni di materiali genetici provenienti dai luoghi più disparati, mai fa cenno o mette in guardia dalla rischiosa eventualità dell'importazione accidentale di nuovi parassiti. Forse si può immaginare che trovasse tali future contaminazioni comunque inevitabili?
Con la sua mentalità fortemente empirica Padre Adam cerca con strumenti scientifici e lavoro pratico di risolvere per prima cosa i problemi che sempre assillano gli apicoltori, senza mai perderne di vista gli aspetti più immediati, ovvero la prestazione e il suo rapporto con la quantità di tempo e lavoro richiesto. Proprio per questo siamo sicuri che questo suo libro sarà utile e grato a un gran numero di apicoltori italiani.
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martedì 27 settembre 2011
A LAZISE PER "I GIORNI DEL MIELE"
(cliccando sull'immagine si ingrandisce)
Fiera Nazionale di Apicoltura per l'Agricoltura
30 settembre, 1 2 ottobre 2011
Lazise (Vr)
la casa editrice, mentre continua il grande successo di vendita del volume
Padre Adam, Apicoltura all'abbazia di Buckfast, comunica ai suoi lettori e amici che sarà presente alla fiera con un proprio stand (postazione n. 32).
Oltre al libro, già presentato ad Apimell, porterà a Lazise
- il poster dell'immagine dell'ape riprodotta sulla copertina (formato A2, ovvero 42 x 60 cm)
- il video integrale della conferenza tenuta al Centro Botanico di Milano, con interventi di:
Sylvie Coyaud (giornalista) Diego Pagani (pres. Conapi) Francesco Panella (pres. UNAAPI) Guglielmo Petrelli (Apicoltore biodinamico - DEMETER) Francesca Zacchetti (Apicoltrice)
il film può essere scaricato in forma compressa all'indirizzo: www.youtube.com/watch?v=VYcRRVmeF5Y
Vi attendiamo per un caloroso saluto
Edizioni Montaonda
lunedì 26 settembre 2011
YOUTUBE: incontro discussione su "Attualità dell'insegnamento di Padre Adam"
"Scusate il ritardo": finalmente possiamo invitare tutti coloro che a maggio non erano riusciti a partecipare a guardare (e scaricare) su YOUTUBE (www.youtube.com/watch?v=VYcRRVmeF5Y)
il filmato integrale dell'interessantissimo incontro che avevamo organizzato insieme al Centro Botanico a Milano:
nel filmato - che dura ben 1 ora e 20 minuti - si possono ascoltare, in ordine, gli interventi di:
Luca Vitali (Ed. Montaonda) Sylvie Coyaud (giornalista) Francesco Panella (pres. UNAAPI) Guglielmo Petrelli (Apicoltore biodinamico - DEMETER) Diego Pagani (Conapi) Francesca Zacchetti (apicoltrice).
Da parte nostra ancora un sincero ringraziamento
a quanti hanno partecipato e aiutato a realizzare la serata
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Ubicazione:
50060 San Godenzo FI, Italia
domenica 25 settembre 2011
Guglielmo Petrelli: presentazione di "Apicoltura all'abbazia di Buckfast"
Ringraziando Guglielmo Petrelli,
esperto apicoltore biodinamico e insegnante di tecniche apistiche, pubblichiamo qui il testo della relazione da lui letta durante l'incontro tenutosi a Milano, al Centro Botanico, il 10 maggio 2011 (cfr. il post in data 26 settembre su questo blog, con la locandina e il link al video).
Affidandoci queste note Petrelli avvisa che si tratta di un testo non "limato", ma pensato per essere integrato durante la lettura. Poiché ci è sembrato molto interessante - proprio per la prospettiva biodinamica della sua lettura - lo pubblichiamo senza timore. Ancora grazie e buona lettura. LV
Presentazione di "Apicoltura all'abbazia di Buckfast"
Testo estremamente interessante e prezioso, con nozioni di base per una conduzione apistica sana, rispettosa e proficua.
Le esperienze, le ricerche e l’enorme lavoro svolto in 60 anni sono un importante punto di partenza per proseguire sul cammino della conoscenza di questo mondo fantastico e quanto mai importante per il legame con la vita umana, soprattutto per quanto concerne l’aspetto del sociale.
Molte delle tecniche pratiche esposte si basano e si sviluppano in una realtà geografica che seppure molto diversa da quella italiana ci portano a riflettere sull'Essere dell'Ape e sull'attuale metodica di conduzione dell'apicoltura moderna.
La ricerca costante di risultati che appaiono meramente materialistici, sviluppati per un’apicoltura intensiva, sembra trascurare aspetti più “sottili” che se mi è consentito definirei “spirituali” nell'organizzazione di un alveare e di un apiario.
Il concetto di “inviolabilità del nido di covata” è un fondamento del lavoro fatto a Buckfast e ciò non sminuisce ma bensì convalida quanto ricercato da questo sapiente monaco benedettino; la strada della conoscenza è comunque ancora molto lunga e in salita.
L'alveare dev’essere visto come un unico animale: un organismo che racchiude in sé le quattro parti che costituiscono il proprio nucleo.
Regina, operaie, fuchi e struttura, ovvero favi, costituiscono un tutt'uno che si può sintetizzare come l'Essere dell'Ape; cioè ogni singolo alveare è un singolo organismo, un singolo animale.
Se risaliamo al passato non solo i poeti ma anche Aristotele, che è il primo degli antichi a parlarci del mondo delle api in modo scientifico, riconosce che c'è in loro qualcosa di divino.
Virgilio poi dedica un'intera delle sue Georgiche (la IV°) a questo tema oltre che a parlarne anche nel VI° libro dell’Eneide.
La ricerca scientifica, con ricerche, tecniche e strumentazioni più evolute, ci ha portato oggi a una conoscenza più precisa e profonda dell'organismo dell'Essere dell'Ape (ad esempio parlare oggi di odore ferormonico di una regina e più che mai scontato, verificato e provato); argomenti che solo nel recente passato non era possibile conoscere se non a livello empirico o intuitivo.
Oggi possiamo ancora domandarci: da dove viene l’ape?
L’ape è un'animale domestico o selvatico?
La risposta a questa domanda implica la presenza dell'uomo; l’ape è un animale che, nell'aspetto in cui noi la conosciamo, risente profondamente dell'intervento dell'uomo.
“Rudolf Steiner stesso ci ricorda che l'ape è la trasformazione di un animale più selvatico e primitivo, che era la vespa, una vespa dei fichi. Una trasformazione sapiente che proprio fu tra le prime azioni dei misteri antichi miranti a favorire quei caratteri che rendono l’ape così speciale. L’ape così ci appare come un essere le cui qualità presenti sono in qualche modo il risultato di un intervento, potremmo dire così, genetico - ma non attraverso l'ingegneria genetica, attraverso la sapienza dei misteri rivolta al mondo animale.”
Lo stesso Padre Adam dice: “l’ape da miele è senza dubbio una creatura solare, ma non ha alcun bisogno di essere viziata”.
L’ape non può più vivere senza l’aiuto dell’uomo; ed è proprio perché la vita delle api oggi è così più legata alla vita dell'uomo, che un apicoltore da solo non può gestire, nei termini della conduzione di un’apicoltura biodinamica, più di 250/300 arnie distribuite al massimo in 10/12 apiari diversi.
E quale lucida e profonda verità ci ricorda sempre Padre Adam nel citare alcune delle qualità che un apicoltore, permettetemi con la “A” maiuscola, deve possedere: “ottimismo, pazienza, perseveranza e speranza”.
Nella terza parte del testo "Selezione, allevamento, incrocio delle regine" è esposto sicuramente il più profondo lavoro di ricerca svolto da Padre Adam.
Un lavoro che si avvale non solo di intuizioni ma di precise ricerche basate su fondamentali e scientifici test comparativi; sempre attento a una gestione accorta e rispettosa, che asseconda i bisogni della famiglia cercando di non prevaricarne i suoi più naturali istinti.
L'apicoltura biodinamica non condivide e adotta nessuna tecnica di conduzione apistica intensiva, (nomadismo, super nutrizione stimolante, ecc.; pratiche che causano condizioni di regine sotto stress con la conseguenza di maggiore vulnerabilità alle varie patologie che oggi affliggono l’ape).
Queste metodiche vengono descritte anche da Padre Adam; ma qualunque apicoltore, sia hobbista che professionista, deve comunque conoscere e possibilmente provare queste tecniche, perché solo dopo una propria pratica e personale sperimentazione, soprattutto se condotta su vasta scala è con una metodica scrupolosa, precisa e scientifica, può comprendere e far proprie fino in fondo le motivazioni più profonde del testo di Padre Adam.
Nell’ultima parte del libro: “Conclusioni”, Padre Adam richiama chiaramente questi concetti.
E’ questa una scelta non solo economica ma di vita e di relazione non invasiva con il meraviglioso mondo delle api e della natura.
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